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Momento Espírita
Curitiba, 19 de Outubro de 2018
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ícone Celeste compleanno
 

Ed ecco che quel giorno arriva di nuovo. E di nuovo ci parla d'amore, di speranza.

É il compleanno dell'essere piú importante che la Terra abbia mai vestito. Re delle stelle, Governatore del nostro pianeta, Re solare.

Cristo di Dio, l'unto. Gli uomini ne previdero l'esistenza, sin dai tempi antichi. Piú di una volta, vista la Sua grandezza, fu confuso con il proprio Dio.

Ció nonostante, questo essere speciale, nostro Maestro e Signore, venne ad abitare fra di noi. Mentre molti fra noi reclamano del pianeta in cui  ci troviamo, delle avverse condizioni in cui viviamo, il Re Solare prese corpo e nacque qui.

Nacque indifeso, affidandosi alle cure di una giovane donna. Fu il suo primo figlio.

Mentre alcuni criticano l'inesperienza delle madri al  primo figlio, Lui non ebbe paura di affidarsi alle cure di chi non aveva mai concepito prima.

E non ebbe paura neanche del fatto che lei era giovane. Si affidó, cosí come  ebbe fiducia in un uomo che, durante gli anni d'infanzia e adolescenza, onoró e chiamó amorevolmete papá, sottomettendoglisi.

E Si lasció illustrare sulla legge ebraica, sulla storia di un popolo sofferto, nonostante Lui sapesse molto di piú, al di lá della scienza e della giustizia umana.

Signore e Maestro, scelse una notte silenziosa, quasi fredda, per stare fra i Suoi fratelli, le Sue pecore, il Suo gregge.

Chiese al Grande Padre che, per attestare il Suo arrivo, costellasse il cielo di stelle. Tutto perché Lui, la luce del mondo, arrivava sul pianeta, per stare insieme ai Suoi piú a lungo.

Chiese inoltre al Padre Celeste che inviasse un messaggero alle genti semplici alle quali Lui veniva incontro, per annunciare che Lui era nato.

E che li aspettava, povero e piccolo, in una stalla, accudito dall'amore dei genitori, avvolto in dei panni.

E una stella dallo splendore ineguagliabile sostó in cielo, attirando l'attenzione di illustri studiosi, che aspettavano un segno speciale per proseguire ed andare incontro  al Re.

Ricevette la visita dei pastori e dei magi d'Oriente, offrendo agli uni e agli altri il Suo sorriso, rassicurandoli cosí che Lui era venuto. La speranza stava in mezzo agli uomini.

Aiutó nella falegnameria, serví per le strade della Galilea e della Giudea.

Realizzó prodezze inimmaginabili, restituendo la vista ai ciechi, l'udito ai sordi, movimenti alle membra paralizzate, salute ai corpi ammalati.

Sul lago di Genesareth, nella pienezza della natura, sparse le piú belle canzoni che l'amore possa concepire.

Venite a me, voi che siete affaticati, e io vi daró sollievo. Caricate su di voi il mio peso che é soave e il mio fardello che é leggero.

Chi beve l'acqua che offro non avrá mai sete. Venite a me...

La Sua voce insegnava allegria e speranza.

Mentre alcuni si ribellavano contro la schiavitú alla quale erano sottomessi, Lui insegnó che la libertá va oltre le questioni materiali.

Ci insegnó ad essere liberi, nella coscienza, nel dovere compiuto, nella rettitudine, senza che nulla ci trattenga nella retroguardia dei dolori.

Maestro e Signore. Maestro di sensibilitá, d'amore e sapienza. Signore della Terra. Nostro Pastore.

É venuto. In questo Natale facciamo in modo di ricordarLo di nuovo e uniamo le nostre voci a quelle dei Messaggeri Celestiali:

Osanna al Signore della vita! Ave, Cristo! Noi  che desideriamo  star con Te, Ti ricordiamo la gloria augusta e Ti chiediamo luce, pace e benedizione.

Resta con noi, bambino Celeste, oggi e sempre.

 

Redazione del  Momento Espírita.
Tradotto da Fabio Consoli.
Il 22.12.2010.

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