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Momento Espírita
Curitiba, 20 de Junho de 2018
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ícone Ciò che devo a mia madre
 

Contemplando un bimbo che dorme tranquillo, nella culla, scopriamo quanto è fragile l'essere umano e quanto deve a una donna chiamata madre.

Tutti noi quando osserviamo il nostro ombelico dobbiamo ricordarci dello stretto legame con nostra madre che, durante nove mesi, ci ha alimentato, ospitato, accolto e protetto nel suo ventre.

E le prime nozioni della vita tutti noi le abbiamo ricevute dalla nostra madre. È stata lei che ci ha mostrato il giardino e ci ha fatto scoprire la farfalla colorita, il fiore e lo spino, la pioggia e il sole, la bellezza dell'arcobaleno.

Mentre osservavamo le formiche del giardino, nel loro andare e venire dalle operaie infaticabili, è stata lei che ci ha parlato di tenacia e lavoro.

Mentre ci mostrava il ragno, tessendo la sua ragnatela, dopo che il vento forte gliela ha distrutta più di una volta, è stato nostra madre che ci ha parlato di pazienza e dei miracoli che essa fa.

E quando, nei piccoli giochi, qualcuno ci buttava a terra, era sempre lei che ci insegnava il perdono.

Quando abbiamo cominciato a percepire le differenze fra bambini e adulti, giovani e vecchi, è stata nostra madre che sottovoce all'udito ci ha insegnato i valori del rispetto e considerazione.

Nell'infanzia ci ha aggiustato i nostri giocattoli, ci ha cucito i nuovi costumi per la bambola che era stata dimenticata sotto la pioggia.

Nell'adolescenza più di una volta ci ha guarito il cuore sbriciolato dalle piccole tempeste sorte nell'innamoramento.

Il nostro primo sorriso è stato un'imitazione del suo e lei ci ha insegnato a usarlo per rompere il ghiaccio, oppure per chiedere scusa.

Mentre eravamo piccoli, ci ha fatto sempre sentire protetti e amati. Quando la curiosità ci ha fatto stendere il dito verso un maggiolino e lui si è incollato, siamo accorsi da lei cercando aiuto.

Quando il cagnolino ci ha saltato addosso e ci ha fatto cadere, leccandoci il viso, in dimostrazione di carezza, spaventandoci, è stata lei che ci ha preso fra le braccia, ci ha tranquillizzato e dopo ci ha insegnato che, a volte gli animali non sanno esprimere molto bene il loro affetto e che dobbiamo insegnarglielo.

È stata lei che ci ha svelato il segreto dei colori, dei numeri e delle lettere ancor prima che andassimo a scuola. E tutto informalmente, come un dolce giochetto che ci permetteva di imparare, senza stancarci.

Stimolando alle ricerche, molte volte lei ci ha permesso incursioni d'avventura nei suoi armadi, nei suoi cassetti, lasciando scoprire tesori meravigliosi, tra gioielli, collane, anelli, fazzoletti e tante altre cosucce che erano il nostro incantesimo.

I suoi libri sono stati i primi che ci hanno arricchito l'intelletto. Libri usati, segnalati con la penna, matita o pezzettini di carta. Libri ripieni di note che ci hanno insegnato come si dovrebbe leggere, facendo note, domande, ricerche.

Le sue musiche preferite sono quelle che ci hanno cullato durante l'infanzia, insieme alle canzoni cantate con la sua voce che ci tranquillizzava nelle notti di pioggia forte, lampi e tuoni.

E, più di tutto perché fin dal primo istante ha scoperto che siamo uno Spirito immortale, ha seminato con immenso affetto la lezione dell'amore in noi.

La sua intenzione era che qualunque attività che ci mettessimo a servizio del mondo, prima di tutto, sapessimo che, dovunque siamo, qualunque cosa facciamo, l'essere cui dobbiamo sempre servire è nostro fratello.

 

Redazione del Momento Spirita.
Il 03.09.2010.

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