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Momento Espírita
Curitiba, 18 de Agosto de 2019
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ícone Il paese che desidero
 

E stato in un 7 settembre, nel XIX secolo. La Storia ha affollato d'incanto l'atto franco d'un Imperatore amante del Brasile.

E Lacci fuori! ed Independenza ò morte! sono parole ripetute, sceneggiate, ricordate in ogni Sette Settembre.

Sfilate militari, rizzamento della Bandiera,  esecuzione dell'Inno Nazionale succedono in comemorazione all'Independenza del Brasile.

Guardando le vie del mio paese, in questo festeggiare 187 anni di Independenza, sono colpito di sorpresa dai desideri della mia anima patriota.

Dell'anima che vede il padiglione nazionale tremolare al vento, esibendo i colori vivaci che parlano di verdura, ricchezza, il cielo coperto di stelle, ordine e progresso.

Voglio un paese independente, una nazione libera. Libera della corruzione, della disonestà e dei compari.

Libera dei narcotici, dell'armi di guerra e delle parlate vuote, della violenza di tutti i colori.

Voglio un paese dove i bambini possono uscire alle vie, per i suoi giochi, senza paura di sequestri.

Possono andare alla spiaggia, ai campi, giocare il calcio all'angolo della strada, senza nascondersi dalle pallotte di rivoltelle perdute.

Io voglio un paese dove si rispetta l'anziano, non perchè non ha la destrezza della gioventù, ma perchè da lui si riconosca l'esperienza dell'anni vissuti e la loro contribuzione alla società da tant'anni di lavoro.

Io voglio un paese senza paura del domani. Un paese che abbi gli occhi nel futuro e, proprio per questo, può investire nella formazione del cittadino.

Un paese con scuola, biblioteche e musei, aperte a tutti quanti.

Un paese che stimi il suo passato e non dimentichi mai i suoi eroi.

Delle eroi che hanno difeso i suoi frontiere, con le arme, con leggi, con la vita e la voce. Delle eroi d'ogni giorno, d'ogni stirpe, che hanno lasciato la sua zolla natale e hanno abbracciato una nuova Patria.

Delle eroi che hanno sudato fino il sangue, hanno lavorato duro, hanno occupato terre, hanno creato i suoi figli.

Delle eroi che la Storia venera. Delle eroi che hanno dato la vita riguardo l'ideale d'una nazione senza schiavitù. Una nazione di fratelli.

Io voglio un paese responsabile, dove i governanti sìano scienti  dei suoi doveri.

E dove il popolo scegli i suoi rappresentanti, non illusi da promessi utopistici, ma perchè conosce la vita d'onore del candidato e le loro proposte grandi, coerenti, di vera applicazione in un piccolo, medio o largo spazio di tempo.

Io voglio un paese giusto, che appoggia il lavoratore, non in cui soltanto richiama diritti pretesi.

Un paese che protegge i suoi figli, preserva i suoi richezze, e le distribuisce.

Un paese di pace. Un paese di luce.

Il paese che desidero non è fittizzio, n'è impossibile.

Lui dipende soltanto di me, di te, d'ognuno dei suoi più di 180 milioni di residenti.

*   *   *

Riflettiamocci sù, oggi, adesso, mentre le righe dell'Inno patrio ci indurra a gradire a Dio per questo paese così grande, ricco, meravigliosamente ripleto di bellezze in natura e opportunità di progresso.

 

Redazione  del Momento Spirita
Il 13.08.2010.

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